FORNERO NON IN VIGORE PER I PROCESSI IN CORSO
13mila sms dal cellulare aziendale non giustificano il licenziamento
Inviare 13.404 sms privati nell’arco di dieci mesi con il cellulare dell’ufficio non rompe il vincolo di fiducia tra azienda e dipendente e dunque non giustifica il licenziamento. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza 10550/2013 (pubblicata su www.guidaaldiritto.ilsole24ore.com), respingendo il ricorso di Telecom Italia e confermando la sentenza con cui la Corte d’appello di Napoli, aveva reintegrato il lavoratore, condannando la società al pagamento delle retribuzioni maturate dal giorno del licenziamento, oltre ai contributi previdenziali ed assistenziali.
Non si applica la Fornero
Per la Suprema corte inoltre è da bocciare la richiesta presentata dalla società di telecomunicazioni di applicare immediatamente il nuovo testo dell’articolo 18, introdotto la legge Fornero, che avrebbe consentito la sola tutela risarcitoria. Secondo i giudici la riforma prevedendo un “sistema unico che non incide solo sull’apparato sanzionatorio” impone “un approccio diverso alla qualificazione giuridica dei fatti incompatibile con una sua immediata applicazione ai processi in corso”.
Non sussiste il grave nocumento
In definitiva, 30 anni di servizio senza rilievi disciplinari non possono essere mandati in soffitta da una condotta che «pur sanzionabile, non era tuttavia così grave», in quanto non integrava «una irreversibile lesione del vincolo di fiducia che deve legare datore di lavoro e lavoratore dipendente, ed in particolare quel grave nocumento materiale o morale» che il contratto collettivo nazionale di lavoro «richiede per l’irrogazione della massima sanzione espulsiva».
Oltre tutto, il dipendente si era detto disponibile a rifondere il costo dei messaggini, nel complesso 3 milioni e 216mila lire.
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SENTENZA: CASSAZIONE 10550_2013
